Io non rido

E fattela ‘na risata! Suvvia, era solo uno scherzo! Ma dai, è un gioco!

E’ un gioco a cui giocate solo voi; non è affatto uno scherzo per chi è al centro delle vostre attenzioni; no, non me la faccio una risata, non ci trovo proprio un bel nulla da ridere e datemi della pesante, se volete, ma io non solo non rido, ma zitta non ci sto! Non più.

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I casi di cronaca ormai si moltiplicano. L’ultimo “scherzetto divertente” è stato quello di Siani durante la prima serata del Festival di Sanremo, ma potrei citarvene un elenco infinito. Anche voi potreste. E si, perchè nell’arco delle nostre vite siamo state tutte oggetto, chi più chi meno, di questi “giochi divertenti per bambini deficienti”. Di cosa sto parlando?! Della derisione, dello scherno, dell’umiliazione inflitta volontariamente, ma sempre mascherata da gran burloneria del secolo. Quanto è simpatico il ragazzo che, di fronte a tutta la scuola, vi urla “cicciona“, nell’atrio. Lui si fa forte e figo e si sente superiore a voi. Tutti ridono… tranne la cicciona. La cicciona in questione vorrebbe, nell’ordine: scomparire, sprofondare, morire. Un gran bello scherzo, vero?! Di questo parlo.

Quando mi sono unita al coro di indignazione nei confronti della spiacevole battuta di Siani al bambino obeso seduto in prima fila durante il Festival della Canzone Italiana, qualcuno mi ha rimproverata dicendo che la stavo facendo troppo lunga, che era uno scherzo, che noi che ci indignamo siamo pesanti, siamo “scoccianti”, ci attacchiamo a qualsiasi cosa pur di far polemica. Ebbene, questo non è vero, a parer mio. Continua a leggere

Questo Non è un Paese per Grassi

Finalmente sto scrivendo queste parole, finalmente ho trovato il momento giusto  e il tempo per fermarmi un attimo e scrivere di questo. Era tanto tempo che lo desideravo. Perciò, ovviamente, sono in ritardo su un pò di questioni. Ma ci tenevo molto a dire la mia.

Questo non è un paese per grassi“, non mi riferisco solo all’Italia, in quanto paese, ma al Mondo intero, senza esclusioni. Non è un paese per grassi: non è un Mondo per grassi, i grassi non sono bene accetti e non godono di vita facile mai o quasi mai, in qualsiasi parte del pianeta.

Recentemente è successo di tutto. Sono accadute cose che avrei preferito non sentire, meglio se non fossero proprio accadute. Fatti di cronaca, che sono stati ampiamente commentati ed analizzati. Ebbene, vorrei parlarne con voi. Vorrei, seriamente, che ci fosse un confronto, uno scambio di idee a proposito di tutto ciò che sto per raccontarvi.

Siccome la faccenda è spinosa e piuttosto ampia, siccome le cose da dire, e da ricordare, sono tante, procederò con un certo ordine, se non altro per mantenere un mio ordine mentale, ovvero analizzerò ad uno ad uno i tre principali e recenti accadimenti che ci fanno capire che questo non è un paese per grassi: la vicenda del ragazzino napoletano seviziato ad aria compressa, il cyber-bullismo perpetrato dal nostro Vice Presidente del Senato, l’Onorevole Gasparri, e la questione del Ministro della Salute Belga, aspramente criticata e messa in discussione perchè obesa.

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Fa Caldo e Devo Scoprirmi se non Voglio Squagliarmi!

Buondì a tutti voi! Ho scritto questo post sulla self acceptance qualche giorno fa ma, manco a farlo apposta, ieri è successa una cosa su un gruppo FB, una di quelle cose che proprio te la rende impossibile l’accettazione di te, e che mi ha fatta ulteriormente riflettere su come stiamo rovinati.

Ho postato, in un gruppo dove si parla proprio dell’essere curvy e plus size, riservato a sole donne, delle mie foto in camerino, mentre provavo alcuni abiti, da H&M. Le ho pubblicate anzitutto per mostrare gli abiti, in secondo luogo per far vedere a tutte la vestibilità, considerando che erano nella sezione taglie regular di H&M ed io porto una 58, e poi anche per avere un parere su come mi stavano (Gli outfit li vedrete a breve sul blog 😉 ). Come al solito, i vari membri del gruppo hanno scritto quello che pensavano, fino a che una tipa mi chiede se sto affrontando un programma di dimagrimento e che taglia porto. Lì per lì ho immaginato volesse semplicemente sapere la mia taglia per capire se i vestiti in questione potessero stare anche a lei. Le ho dunque risposto che taglia porto, aggiungendo che no, in questo momento non sto seguendo nessun programma di dimagrimento, anzi ultimamente ho preso peso perchè sto affrontando un brutto periodo della mia vita. La risposta della tipa mi chiarisce i suoi intenti all’istante, scrive una cosa del genere: “Io in passato ho perso moltissimi kili. Non preoccuparti, il momento giusto arriverà anche per te, spero per te che presto tu possa trovare la tua via per la salute…“.

Eh no, eh no, eh no, fermi tutti! Come? La mia via per la salute? La mia risposta: “questi sono quei commenti che mi fanno un pò innervosire… non trattatemi come una portatrice di handicap perchè porto la taglia 58! Tu forse non eri sana, ma io si. Non ho nulla che non vada, la mia strada l’ho già trovata e sto benissimo. Il luogo comune che chi è grasso soffre di problemi di salute lo odio, perchè è falso. Nel blog si parla ampiamente di questo. Ed uno dei motivi che mi ha spinta a fondare il blog è proprio questo: la lotta ai pregiudizi! Non voglio litigare, nè aprire un caso, però il tuo ultimo commento mi suona un pò come un “cara, ti compatisco”. Forse tu, prima di dimagrire, odiavi te stessa, io mi amo e non voglio che mi si faccia una colpa per questo, nè voglio essere compatita. Ecco, sono stata dura, ma ti giuro, non sai quanta gente, nella vita, mi ha detto frasi tipo la tua, mascherate da complimenti o da commenti amichevoli di “chi si preoccupa per te”, e invece non faceva altro che discriminazione, pura e semplice. Scusa, ma più lo leggo, più provo a dargli il beneficio del dubbio, più non capisco il tuo commento… mi hai chiesto se seguo un programma di dimagrimento perchè, secondo te, è esattamente quello che dovrei fare!

Dopodichè, le sue vere intenzioni sono uscite allo scoperto e, in sostanza, questa era una tipa che aveva perso molti chili e ne andava molto fiera: talmente fiera da pubblicarci anche le sue foto “prima e dopo” nel bel mezzo della discussione; talmente fiera da denigrare chi non ha fatto la scelta di dimagrire, come ha fatto lei; talmente fiera da accusarmi di non essere sana ripetutamente e, addirittura, nel corso della discussione, mi ha detto che devo stare attenta perchè mentre salgo le scale potrebbe venirmi un infarto! Nel frattempo, tutte le altre ragazze del gruppo si sono schierate dalla mia parte. Che poi non è che sia un fatto personale, io la tipa neppure la conosco, è proprio un insulto concettuale, non so se mi spiego, è discriminazione nei confronti di tutte le persone grasse!

L’amministratrice del gruppo ha sottolineato: “Penso che qui nessuna di noi ha bisogno di sentirsi dire che deve dimagrire, grazie lo sappiamo già da sole e ci viene ripetuto di continuo da parenti, amici e gente che non si fa i cazzi propri. qui si parla di accettazione di se stesse e si stimola a trovare il percorso per la propria serenità, che sia a 50 kg o 150 kg.“; un altro membro ha aggiunto: “sapete che vi dico? che a causa di questi retaggi mentali che molte di noi hanno cicatrici profonde. Io non mi accetterò mai…pure a 65 kg perchè mi hanno così convinta di essere sbagliata proprio le persone che si erigono a scienziati della nutrizione e benessere.“; alla fine la tipa è stata buttata fuori dal gruppo. Insomma, è successo un bel casino 😉

Perchè ho voluto aggiungere questa cosa a questo post che era, di fatto, già scritto e pronto per la pubblicazione? Per sottolineare alcune cose su cui ieri ho riflettuto: 1) Da un gruppo facebook è facile eliminare un’ignorante del genere, ma nella vita no. Di soggetti di questo tipo, o anche peggio, ne è pieno il mondo; 2) Spesso chi ci tormenta con insulti, commenti o anche con insulti mascherati da consigli, come in questo caso, si appella alla salute, ma ahimè, io temo sia tutta una scusa perchè non sopportano la nostra vista. La tipa era riuscita a dimagrire e non sopportava la vista di quello che lei stessa era; 3) Queste cose non ci devono abbattere. Questa è discriminazione. Dire a una persona che è malata sulla base di una foto (quando io invece, e qui mi gratto la mia abbondante tetta sinistra, sto benissimo), è quanto di più discriminante possa esserci, ed è anche molto offensivo nei confronti della categoria, in genere. Si tratta di antichi retaggi, vecchi luoghi comuni. Ma noi dobbiamo combatterli; 4) La mia prima reazione, anche se è durata un solo istante, è stata quella della ragazzina insicura che ero, tutto ciò è successo a causa delle mie foto, mi sento male, mi sento abnorme e depressa…. e invece no, cazzo! Non è così che mi devo sentire. Io sono quella che sono e non sono sbagliata. Quella sbagliata è la tipa in questione, lei è sbagliata dentro, perchè ha sentito il bisogno irrefrenabile di bacchettarmi per quello che ha visto.

Insomma, in conclusione: non lasciatevi mai abbattere da persone così. Non lasciate che vi uccidano dentro. Non lasciate che vi convincano a coprirvi dalla testa ai piedi o a vestirvi di nero, non lasciate che vi portino per mano alla sala operatoria se voi non lo desiderate, non lasciate che manovrino voi, la vostra vita e le vostre scelte, MAI!

Ed ora vi lascio al post originale, scusate la divagazione, ma in fin dei conti, era in tema 😉

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Discriminazione ponderale part III, discriminazione sul posto di lavoro

Ed eccoci nuovamente a parlare di discriminazione ponderale. Questo è il terzo post dedicato all’argomento con l’aiuto dei vostri contributi, delle vostre esperienze.

Come sempre, lascerò che siano i vostri racconti a parlare da soli.

Ricordiamo solo, a chi si affaccia per la prima volta a questi post, e per chi non lo sapesse, che la discriminazione ponderale è una discriminazione basata sul peso e, di conseguenza, sull’aspetto fisico, di una persona.

In particolare, in questo post, ho voluto focalizzare l’attenzione sui racconti di donne discriminate in un ambiente lavorativo, sia in sede di colloquio, quindi conoscitiva, forse la peggiore in questo senso, sia giorno per giorno, nel proprio ufficio, nel proprio ambiente, una vera e propria azione di mobbing. Continua a leggere

Discriminazione Ponderale Part II: Quando a Criticare è la Famiglia.

In tante mi avete scritto per condividere le vostre esperienze di discriminazione. Questo post è il risultato della vostra intensa collaborazione, del vostro coraggio e della vostra forza. Perciò, ancora una volta: grazie.

La discriminazione ponderale ha tante facce, tanti volti, tante voci, tante sfumature tutte diverse. Ognuno dei vostri racconti ne evidenzia alcune molto bene.

Partiamo dai casi in cui la discriminazione parte proprio dal luogo in cui ci si dovrebbe sentire più protetti e al sicuro: casa nostra e, di conseguenza, viene dalla famiglia. Chi ci sta particolarmente vicino dovrebbe amarci incondizionatamente e rispettarci e tutelarci, cercando di non fare violenza mentale. E invece, spesso, la discriminazione ponderale parte proprio dalla nostra famiglia. Ed è forse quella che fa più male. Continua a leggere

Discriminazione Ponderale: le esperienze di chi la vive ogni giorno – PART I

Cosa significherà mai questa strana parola? Discriminazione ponderale… No, non è una parolaccia! E neppure una nuova forma di vittimismo, no. E’ un problema serio, al pari della discriminazione razziale o di quella nei confronti dei diversamente abili.

Siamo alle solite, a dire il vero. Come la volti e come la giri, siam sempre lì: la discriminazione nei confronti di ciò che è “diverso”, ciò che non rientra nei canoni, nella presunta normalità in cui molti bigotti, zombie nel mondo, risucchiati e lobotomizzati dal sistema a loro insaputa, si rifugiano, così, tanto per stare tranquilli…

Il problema è che chi non sta tranquillo siamo noi! Noi poveri diversi! Diversi… ma diversi da che? Diversi da chi? Continua a leggere